Morire per tagliare i propri traguardi. Morire per un sogno. Morire per lo sport. La storia dell’atleta Samia è tutto questo. Un insieme di obiettivi da raggiungere mettendo in gioco la propria esistenza.

Samia era una ragazza proveniente dalla Somalia, precisamente da Mogadiscio. Fin da piccola si cimentò nella corsa, nonostante la corporatura magra e gracile. Ma dietro ai limiti fisici si nascondeva una passione pura a forte. Correre alle Olimpiadi. Correre per riscattare la povertà del proprio Paese.

Alle Olimpiadi di Pechino del 2008 Samia vi partecipò, classificandosi ultima nelle gare da 100 e 200 metri piani. Alì, il suo allenatore, non si perse d’animo e continuò a spronare Samia per raggiungere i propri sogni. In un Paese integralista come la Somalia dove il Corano e la religione islamica le imponevano i gareggiare col burqa, Samia continuò ad allenarsi, vincendo gare locali e nazionali per ottenere risultato affinché potesse partecipare anche alle Olimpiadi di Londra 2012.

Per mettersi in gioco alle Olimpiadi di Londra, Samia lasciò la Somalia per allenarsi meglio, e in un clima di maggiore libertà, ad Addis­Abeba, capitale dell’Etiopia. Dopo che la federazione sportiva le impose di non partecipare alle Olimpiadi del 2012, Samia decise di intraprendere un viaggio tanto avventuroso quanto pericoloso, per raggiungere il continente europeo. Attraversò il Sudan, il deserto del Sahara, la Libia e, infine, il Mediterraneo.

Proprio nel Mar Mediterraneo la sua ostinazione e i suoi sogni annegheranno, nel canale di Sicilia, nella più completa indifferenza del mondo occidentale. Il 2 aprile 2012 l’acqua salata inghiottì per sempre la sua giovane vita e la sua giovane determinazione.

La storia di Samia è stata raccontata dallo scrittore Giuseppe Catozzella nel libro “Non dirmi che hai paura”, frase spesso pronunciata dal padre per incitare la figlia, edito da Feltrinelli. Con rara maestria l’autore dell’opera narra, con dovizia di particolari e testimonianze, la storia di questa atleta somala, dall’infanzia fino al tragico epilogo.

Un racconto emozionante, quello di Catozzella, che con semplici parole ha descritto la determinazione della campionessa, quale era Samia. Proprio come nel 1896 Piérre de Coubertin affermava che lo spirito degli atleti e degli sportivi non è tanto vincere quanto partecipare e mettere in gioco le proprie capacità e la propria passione, Samia si impose di prendere parte al più importante evento sportivo.  In coerenza con il vero spirito di sacrificio di chi pratica qualsiasi disciplina sportiva, Samia è morta per adempiere alla sua Volontà senza paura e senza timore.

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