Sala di Consiglio “Vinka Kitarovic”
Piazza Spadolini 7 – Bologna

Una data importante, il 28 gennaio 1966, per lo sport italiano. Domani il cinquantesimo anniversario del grave incidente avvenuto nel ’66 all’aeroporto di Brema. Un incidente aereo in cui persero la vita tutte le 46 persone a bordo. Su quell’aereo della Lufthansa, partito da Francoforte, vi era una selezione della nazionale italiana di nuoto ed il giornalista Nico Sapio, tutti diretti al meeting di Brema. L’aereo su cui viaggiavano, un Convair, non arrivò mai! Nessun superstite. Un evento tragico che alcuni, giustamente, definirono la “Superga” del nuoto, la “Superga” del ‘66. Quella notte persero la vita le promesse del nuoto azzurro: quattro ragazzi e tre ragazze. Con loro anche un allenatore e un telecronista della Rai.

Francesco Zarzana ha ricostruito la storia di quella tragedia nel libro L’ultima bracciata (Infinito edizioni). “Anch’io sono stato un nuotatore, ma non un campione, e mi ha sempre colpito come quel disastro si portò via una generazione sportiva buona e fedele che credeva nell’importanza di rappresentare l’Italia. Tra di loro c’era amicizia vera, si frequentavano e si aiutavano”.
Ricordiamo Carmen Longo, ranista di Bologna, 19 anni, nuotatrice della Rari Nantes Bologna. Carmen Longo aveva conquistato 4 titoli assoluti nei 100 e 200 rana, primatista italiana nei 200 rana. La Città di Bologna le ha titolato la piscina dello Stadio. Amedeo Chimisso, 20 anni, dorsista, figlio di uno scaricatore di porto di Venezia, lavorava come fattorino.

Sergio De Gregorio, 20 anni, si allenava anche di notte, era di Roma come Luciana Massenzi, 21 anni, dorsista. Bruno Bianchi, 23 anni, era il più anziano e anche il capitano, nato a Trieste, viveva da solo a Torino e lavorava alla Fiat per mantenersi all’università. Chiaffredo “Dino” Rora, 21 anni, dorsista, torinese, anche lui impiegato alla Fiat. Daniela Samuele era di Milano e aveva 17anni. Faceva il liceo artistico. Paolo Costoli, 56 anni, l’allenatore, era un tecnico e un ex nuotatore molto famoso. Nico Sapio della Rai si era aggiunto all’ultimo.
Pier Paolo Pasolini commentò alla TV italiana la morte di questi giovani atleti: “Quei visi dimostrano un completo, totale abbandono alla vita. Alla vita come forza, come gioventù, come vitalità. L’amore per la vita quotidiana di tutti i giorni per un futuro di cittadini onesti”.

E’ giusto ricordarli così: giovani e forti atleti, moralmente sani e consapevoli dell’importanza e del valore dei sacrifici nella pratica sportiva, unica spinta al miglioramento dell’attività agonistica e al raggiungimento dei più importanti traguardi sportivi

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